GUARDIANI DELLA GALASSIA (2014) di James Gunn

di Andrea Pesoli

GuardiansOfTheGalaxyVoto: 2,5/4

La Marvel cambia marcia: dopo aver affrontato conservativamente la “fase 2” (periodo che comprende le pellicole uscite dopo The Avengers), gli studios hanno deciso di dare vita a un progetto diametralmente opposto ai classici superhero movies fin qui distribuiti. Niente più eroi da fumetto invincibili coinvolti in battaglie galattiche e innamorati della bella mortale; l’unico modo per riaccendere l’interesse del pubblico per il filone era caratterizzare all’estremo dei quasi sconosciuti antieroi, ironici e divertenti come non mai. Il testosterone lascia spazio alla risata insomma, con grande giubilo del distributore Walt Disney.

Questi sono i Guardiani della Galassia portati al cinema da James Gunn (regista dalla scarsa esperienza, con alle spalle il dimenticato Super – Attento crimine!!! e lo sconosciuto Slither) e interpretati da un improbabile cast composto da Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Lee Pace e dalle voci del duo Vin Diesel – Bradley Cooper. Il terrestre rapito Peter Quill (Pratt) si unisce al super distruttore Drax (Bautista), all’assassina Gamora (Saldana) e ai due cacciatori di taglie Rocket (Cooper) e Groot (Diesel) per salvare l’universo dalla minaccia del terribile Ronan (Pace).

Con un uso abbastanza superfluo del 3D, una motion capture incredibile e un cast in grande forma, il film è il primo vero Marvel movie di pura fantascienza, spassoso divertissement per bambinoni, ammiccante al punto giusto e dal ritmo incalzante. I creatori dimostrano di muoversi a loro agio in questa galassia di mostri improbabili (il procione sboccato Rocket e l’albero mono-frase Groot su tutti), perfettamente padroni dei dettami imposti dai capostipiti del genere come Star Wars e Star Trek. Il punto debole di Guardiani della Galassia è paradossalmente nelle scene d’azione, percepite dallo spettatore come un fastidioso intermezzo ai ben scritti scambi tra i personaggi. La sequenza madre, quella in cui viene sferrato l’attacco finale al pianeta di Xandar, oltre a risultare pesante, sembra una citazione (fin troppo) esplicita al blockbuster anni ’90 per eccellenza Independence day.

La colonna sonora, composta da brani di David Bowie, Blue Swede, The Runaways e Jackson 5, è la ciliegina sulla torta che trova uno spazio fondamentale nella narrazione grazie all’intelligente espediente della vecchia compilation in musicassetta donata al protagonista dalla madre morente. Un salto nel passato dritti verso il futuro (del genere).