Occhio ai borderò

Il cinema visto da uno spettatore qualsiasi

Mese: ottobre, 2013

ESCAPE PLAN – FUGA DALL’INFERNO di Mikael Hafstrom (2013)

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Voto 1/4

Due titani del cinema d’azione anni ’80 vengono rispolverati per cercare di raschiare il fondo degli incassi cinematografici. La crisi non risparmia nemmeno Stallone e Schwarzenegger e per questo i due recitano insieme in Escape Plan, film in uscita questa settimana.

Ray Breslin (Sylvester Stallone) è un esperto di sicurezza delle carceri: il suo lavoro consiste nel farsi arrestare volontariamente per mettere alla prova i penitenziari di tutto il mondo. L’ultimo incarico della sua decennale carriera consiste nel cercare di fuggire dalla famigerata “Tomba” (struttura ipertecnologica di ultima generazione), ma questa volta qualcosa va storto e il protagonista è imprigionato realmente. Con l’aiuto del detenuto Emil Rottmayer (Arnold Schwarzenegger) cercherà di evadere, nella sfida più difficile della sua vita.

Diretto da Mikael Hafstrom su una sceneggiatura scritta a quattro mani da Miles Chapman e Arnell Jesko, il film è una delusione per ogni tipo di pubblico. Non storceranno il naso solamente i palati più raffinati (che in realtà diserteranno quasi sicuramente la sala), ma anche coloro che hanno sempre apprezzato le spacconate di questo tipo resteranno a bocca asciutta. Si tratta di un B-Movie sbiadito e banale costellato da voragini narrative.

La prima vera sparatoria avviene solo nel finale, preceduta da un lungo periodo morto fatto di dialoghi mono espressivi e astuzie degne del peggior MacGyver. La galleria delle stelle cadute (o mai nate) è costituita da Jim CaviezelSam Neill e persino dal rapper 50 Cent. Gli imbolsiti Sly e Schwarzy sono le punte di diamante di un brutto film che non potrà nemmeno in futuro divenire uno s(cult). Sarà semplicemente destinato all’oblio.

GRAVITY di Alfonso Cuaròn (2013)

gravity-la-locandina-italiana-del-film-276542Voto 3,5/4

Il 12 aprile 1961 il primo uomo approdò nello spazio. Si trattava di Jurij Gagarin, astronauta russo che, appena raggiunse il vuoto cosmico sorprendentemente affermò: «Da quassù non vedo nessun Dio». Cinquantadue anni dopo, Alfonso Cuaròn usa il cinema per farci capire effettivamente il significato di quella frase. In Gravity, pellicola che ha aperto la recente Mostra di Venezia, lo spettatore vivrà fedelmente le disavventure della dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock) e dell’esperto cosmonauta Matt Kovalsky (George Clooney), sorpresi durante una rutinaria missione spaziale da un catastrofico sciame di detriti.

Una trama apparentemente banale è arricchita all’inverosimile dal regista (che al contempo è anche sceneggiatore, produttore e montatore), capace di far immedesimare lo spettatore come poche altre volte nella storia del cinema. Grazie ad acuti stratagemmi tecnici quali il piano sequenza (in questo senso sono memorabili i primi venti minuti) e la soggettiva, Cuaròn dimostra di essere un vero maestro della cinepresa. Alcune delle paure ataviche della razza umana vengono qui perfettamente messe in scena al punto tale da far mancare il fiato anche a chi si trova al di qua dello schermo.

Con il passare dei minuti, l’incalzante succedersi degli eventi assume però una banale piega retorica che culmina in un finale che esosamente potrebbe essere definito superfluo. Non c’è bisogno della parola fintanto che le spettacolari e angoscianti immagini si susseguono sullo schermo, tutto appare perfetto. Difetti questi che non bastano a smorzare l’entusiasmo, per un film che segna un importante passo nel cammino della tanto bistrattata fantascienza. Nessuno nel nuovo millennio era riuscito a raggiungere tale livello, Cuaròn dimostra perciò, dopo il bellissimo I figli degli uomini, di essere completamente a suo agio con il genere.

Dopotutto possiamo intuire che la frase di Gagarin non fu solo il prodotto di un’ideologia che in patria divampava feroce, ma nacque dalla convinzione che un ambiente così inospitale e remoto non potesse essere raggiunto da alcuna divinità.

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