IN TRANCE (2013) di Danny Boyle

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Voto: 1/4
Ogni volta che un regista si avvicina alla macchina da presa dovrebbe sempre sentire il peso e la responsabilità della storia ultra centenaria della settima arte. In Trance di Danny Boyle è il progetto di un regista premio Oscar distratto da altre imprese (la direzione della cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici di Londra 2012) che ha relegato il cinema ad attività da svolgere nel tempo libero. Nonostante un cast importante composto da James McAvoy, Rosario Dawson e Vincent Cassel, questa pellicola è un brutto passo falso nella carriera del cineasta britannico.

Simon (McAvoy) è un curatore di casa d’aste che si unisce a una banda di ladri per trafugare una tela valutata milioni di dollari; durante il furto riceve una botta in testa forte al punto da fargli dimenticare il luogo in cui ha nascosto la preziosa opera. Quando neanche le torture sortiscono alcun risultato, il capo della banda (Cassel) ingaggia un’ipnoterapista (Rosario Dawson) per raggiungere le parti più recondite della sua psiche.

Il film, interamente girato nel 2011 ma completato solo due anni dopo, è un thriller dal ritmo serrato in cui emerge chiaramente il tocco di Boyle. Il colpo grosso all’inizio della pellicola è però l’inizio di un confuso vortice in cui lo spettatore è risucchiato senza via d’uscita. I tanto pubblicizzati colpi di scena si trasformano gradualmente in banali snodi di un eccentrico canovaccio. Persino l’indiscusso carisma degli attori riesce a perdersi tra le pieghe del racconto.

Ottimi film come Trainspotting28 giorni dopo o 127 ore sembrano solo un lontano ricordo nella carriera di un regista che, nonostante i successi, non dovrebbe mai credersi un Re Mida.