PACIFIC RIM (2013) di Guillermo del Toro

245941id1b_PacRim_1sided_120x180_2p_400.inddVoto: 3,5/4

Quale bambino non ha mai inscenato ciò che nella sua fervida immaginazione esplodeva potente? Le piccole distrazioni ludiche si animavano magicamente tra le mani obbedendo a qualsiasi ordine venisse impartito. Per chi è nato tra il 1970 e il 1990 i vari Lego, Playmobil, G.I. Joe e Transformers  erano solamente un mezzo per realizzare i propri sogni. Da adulti uno dei pochi luoghi dove ciò ancora avviene è il cinema, e Pacific Rim di Guillermo del Toro ne è l’esempio perfetto. Chi ancora conserva dentro di sé quel bambino resterà estasiato: sullo schermo (sfruttando al massimo 3D e IMAX) si alternano per più di due ore magnifici scontri tra automi guidati da umani e mostri alieni immensi spuntati da una faglia oceanica.

Ispirato dai Kaiju-movie (che per più di vent’anni hanno soffiato verso occidente, aumentando i fan della japan-culture ancora prima dei Manga), il regista confeziona una pellicola omaggio alla nostra infanzia. Una stretta di mani neurale che non avviene con generazioni successive (troppo influenzate dai videogiochi catalizzatori di fantasia), ma che quando si realizza sprigiona un’incredibile sintonia tra regista e pubblico. È come se la petroliera che Gipsy Danger brandisce la guidassimo noi contro il mento dell’ostinato Kaiju. Cosa desiderare di più?

Tecnicamente il film rasenta la perfezione, aiutato da una campagna di marketing virale che ne ha accresciuto l’attesa all’infinito. Ogni singolo componente dei mega robot è studiato con precisione maniacale e ogni richiamo ai vari Godzilla è portato con rispetto assoluto. Tutto ciò colma appieno il gap creatosi con una trama volutamente elementare e basica. Nessuno sforzo va fatto di fronte all’esasperata battaglia per l’umanità, l’intreccio non è ben accetto qui. Chi avrà la forza di capirlo, si troverà di fronte una delle pellicole più riuscite della stagione, puro intrattenimento realizzato da un regista messicano poliedrico che cura i propri film come se fossero dei figli.

Quando non si è più bambini si è già morti. (cit. Constantin Brâncuși)