ON THE ROAD di Walter Salles (2012)

On_the_Road_poster_ufficiale_del_filmVoto: 2/4

Jack Kerouac una volta disse: «La Beat Generation è un gruppo di bambini all’angolo della strada che parlano della fine del mondo»; “bambini” amanti dei vizi della vita, ma talmente intelligenti e creativi da stravolgere la cultura americana del dopo guerra. Tra questi spicca proprio Kerouac, autore del romanzo simbolo del movimento Sulla strada, scritto nel 1951 e pubblicato solo nel 1957. Libro di fama planetaria (ha venduto tre milioni di copie) privo di trasposizione cinematografica, almeno fino a oggi. A quarantacinque anni dalla sua prima pubblicazione, il regista brasiliano Walter Salles porta il capolavoro Beat On the Road al cinema. Il cast è composto da una folta batteria di giovani promesse di Hollywood tra cui Garrett Hedlund, Sam Riley e Kristen Stewart. Completano gli esperti Kirsten Dunst e Viggo Mortensen.

Dopo la morte del padre, Sal Paradise (Riley) aspirante scrittore newyorkese, incontra Dean Moriarty (Hedlund), giovane ex pregiudicato dal fascino maledetto, sposato con la disinibita Marylou (Stewart). Tra Sal e Dean l’intesa è immediata. Decisi a non farsi rinchiudere in una vita vissuta secondo le regole, i due amici rompono tutti i legami e si mettono in viaggio.

Il film, presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, è frutto di un lungo lavoro di preparazione e documentazione culminato con la realizzazione di un documentario inedito intitolato Looking for On the road realizzato da Salles e dai suoi collaboratori. Tutto ciò a dimostrazione di quanto sia stato complicato affrontare un progetto di tale grandezza e tortuosità. L’aura mitica che accompagna l’opera di Kerouac ha da sempre spaventato Hollywood: Coppola, Godard e Gus Van Sant hanno rifiutato l’impresa e di conseguenza Marlon Brando e Brad Pitt non hanno potuto interpretare Dean. Dopo il successo di Walter Salles con I diari della motocicletta, l’American Zoetrope ha deciso di affidargli l’arduo compito e lui ha inaspettatamente accettato.

On the road è un rispettoso e visivamente ben curato omaggio agli spericolati anni cinquanta. Il regista non strafà e regala al pubblico una fedele trasposizione, recitata egregiamente in particolare da Hedlund (già visto in Tron: Legacy). Nel processo di trasposizione la complessa sceneggiatura di Jose Rivera perde inevitabilmente molti dettagli e pensieri che, concatenati tra loro, rendono unico il manoscritto di Kerouac. Lo schermo può raccontarci visivamente ciò che accade in concreto (il sesso, la droga, i viaggi e i dialoghi), mentre la parola ha il pregio di narrare anche ciò che si pensa o si immagina. La voice-over cerca di colmare questa distanza, senza mai riuscirci.

 Girato tra Stati Uniti, Canada, Messico e Argentina, On the road non è l’ennesimo film sui vari William S. Burroughs, Allen Ginsberg o Jack Kerouac; è invece l’ambizioso tentativo di racchiudere tutte queste complesse personalità in un unica opera. La cultura ribelle però non può essere catturata, nessuno può sintetizzare un percorso che fu più spirituale che reale. La magia resta fuori dalla sala.

In conclusione, rifacendosi fedelmente al libro, veniamo condotti dalla voce emotivamente provata di Sal verso la fine del viaggio, non di un semplice viaggio: «E così in America quando il sole tramonta e me ne sto seduto sul vecchio molo diroccato del fiume a guardare i lunghi lunghi cieli sopra il New Jersey e sento tutta quella terra nuda che si srotola in un’unica incredibile enorme massa fino alla costa occidentale, e a tutta quella strada che corre, e a tutta quella gente che sogna nella sua immensità, e so che a quell’ora nello Iowa i bambini stanno piangendo nella terra in cui si lasciano piangere i bambini, e che stanotte spunteranno le stelle, e non sapete che Dio è Winnie Pooh?, e che la stella della sera sta tramontando spargendo le sue fioche scintille sulla prateria proprio prima dell’arrivo della notte fonda che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge le vette e abbraccia le ultime spiagge, e che nessuno, nessuno sa cosa toccherà e nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza, allora penso a Dean Moriarty, penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre che non abbiamo mai trovato, penso a Dean Moriarty».